Meritiamo di fiorire....
- Sabrina Mandala DevaOm

- 27 mar
- Tempo di lettura: 2 min

È incredibile quanto possiamo essere simili, segnate dai nostri modi di crescere. Forse è l’educazione anzi, sicuramente in buona parte ma anche il contesto, l’ambiente in cui siamo cresciute. Quelle frasi ascoltate mille volte… tutto resta, si deposita dentro e, senza accorgercene, diventa la nostra voce e spesso croce..
Dopo la lezione di yoga, una signora molto bella, di una bellezza che porta i suoi anni così bene che potrebbe quasi cambiarli sul documento, mi ha colpita profondamente. Non era solo questione di aspetto, ha tanto da donare.. una creatività, una capacità rara di insegnare e di parlare con le persone senza metterle a disagio. Anzi, riesce a vedere il bello negli altri, a tirarlo fuori con delicatezza. Con dolci complimenti, sinceri, è riuscita a conquistare anche me… e non è così scontato.
E mentre la osservavo pensavo quanto sarebbe bello se condividesse tutto questo.
Ma dove voglio arrivare?
Al fatto che, nonostante queste sue abilità uniche, quando le ho detto: “Perché non trasmetti ciò che sai fare?” la composizione di fiori, e ancora prima il farli crescere, trovare il terreno giusto, parlarci, aspettare, e poi veder sbocciare bellezza… sentire profumi più intensi di un Chanel .. la sua risposta è stata: “Mi vergogno.”
Mi è arrivata addosso come un colpo.
Perché quella risposta non era solo sua. Era anche mia. Era una frase che conosco, che ho sentito dentro di me più volte. Quella paura sottile di esporsi, di non sentirsi abbastanza, di essere giudicate. Quel freno invisibile che ci trattiene proprio un attimo prima di sbocciare.
Oh… che male.
Questo senso di colpa, questa vergogna che ci blocca, che atrofizza la nostra libertà di esprimerci, di fare, di essere davvero ciò che siamo. Un male silenzioso, ma potente. Una ferita che ci accomuna, che a volte nascondiamo così bene da dimenticare di averla.
Eppure continua a sanguinare, finché non la guardiamo davvero.
Forse il primo passo è proprio questo.. riconoscerla. Dare un nome e capire che non è nemmeno nostra, ma che abbiamo imparato a credere vera. E poi, piano piano, disinfettarla da tutto il veleno assorbito negli anni. Con pazienza, con gentilezza verso noi stesse.
Perché ce lo meritiamo.
Meritiamo di esprimerci senza paura, di occupare il nostro spazio, di condividere ciò che siamo e ciò che sappiamo fare. Meritiamo di fiorire, senza chiedere il permesso.
E forse, proprio come quei fiori di cui parlavamo, abbiamo solo bisogno del terreno giusto, di cura, di tempo… e di un po’ di coraggio.
Solo allora possiamo tornare a camminare… correre… e, finalmente, volare.
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