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Milano, per un paio d'ore...

Immagine del redattore: Sabrina Mandala DevaOm
Sabrina Mandala DevaOm
29 ago
Tempo di lettura: 2 min

MILANO, PER UN PAIO D’ORE


In verità io Milano non la conosco.


Le vie di Milano, quelle di una grande città, possono assomigliare a tante altre: trafficate di auto, pedoni, biciclette e motorini.


Ma qui ti viene spontaneo rispondere sorry a chiunque incontri, mentre cammini quasi cercando di calpestare il marciapiede sotto i piedi, tanta è la fretta.

Ti fermi a prendere un caffè e il cameriere ti parla in inglese.

Dietro di te, una ragazza dalle labbra morbidose non stacca gli occhi dal cellulare e quasi non si accorge di avere un audio così alto da poter svegliare il vicino del primo piano, che per far entrare un po’ d’aria ha lasciato aperta la finestra del balcone.


E poi ci sono loro: le storie rubate.


Quelle dei passanti che mi piace ascoltare. Una frase a metà, raccolta per caso, una conversazione tra amici, una famiglia che attraversa la strada, due persone che parlano senza accorgersi che qualcuno sta ascoltando.


E da una storia a metà, forse, si può costruire una storia intera.


Milano è rumorosa.


Cigola quando passano i tram, che si fermano, ripartono, sferragliano e attraversano la città come se avessero sempre qualcosa da dire.


Oggi poi fa caldo. Molto caldo.


Si usano ciabatte e infradito, come noi del mare.


Si cercano angoli tranquilli, luoghi dove potersi sedere senza fretta.


E poi ci sono i piccioni.


Ahhhh… maledetti o benedetti piccioni.


Volano a destra, a sinistra, in alto, in basso, tra la gente, nei parchi. Si muovono senza chiedere permesso e quando decidono di ripartire spiccano il volo con una traiettoria veloce, precisa, sicura.


Io, invece, oggi ho attraversato solo un pezzettino di Milano.


Qualche ora, qualche passo, una camminata prima di spostarmi e continuare il mio viaggio.


La stazione è lì.

Il treno mi aspetta.


E allora lasciamo Milano al suo rumore, ai suoi tram, ai suoi piccioni, alle sue storie rubate.


E non me ne vogliano i milanesi… Milano mi piace.


Ci abiterei anche qualche mese all’anno.

Qualche giorno in più, per tutto quello che offre, per la sua energia, le persone, le possibilità, la bellezza che sa nascondere negli angoli.


E qualche giorno in meno, forse, per tutto quello che non può farmi sognare.


Perché io ho bisogno anche del verde che pulsa,

del blu che si apre davanti agli occhi,

dell’aria del mare,

di spazi che rallentano il tempo.


Milano mi piace.


Ma il mare...

E ora facciamo spazio ad altro.

Si riparte.

 
 
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