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Il mio numero magico 23

  • Immagine del redattore: Sabrina Mandala DevaOm
    Sabrina Mandala DevaOm
  • 13 ago
  • Tempo di lettura: 2 min

Il mio numero magico è 23


23°. Il mio numero magico.


Stamattina, mentre guardavo la temperatura sul cruscotto della macchina, mi sono accorta che anche il clima sembrava voler accompagnare la mia piccola ritualità quotidiana.


Da più di una settimana mi sposto ogni mattina per andare a correre nel parco e, puntuale, alle 7 mi metto in pista.


Ormai, ogni incontro chi a passo lento, chi di corsa mi restituisce immagini già vissute. O meglio, persone che, piano piano, stanno entrando a far parte della mia routine mattutina.


Comincio a riconoscere alcuni dei loro tratti, a immaginare come possa essere la loro vita quando lasciano il parco: a casa, in famiglia, al lavoro, con gli amici. Sono persone che non conosco, eppure la loro presenza, ripetuta ogni giorno, crea una strana forma di familiarità.


C’è una signora, in particolare, che ogni volta che ci incrociamo nella corsia opposta mi dà l’impressione di contare i respiri. Come se anche il respiro facesse parte di una precisa tabella di marcia, di un elenco di impegni da rispettare.

Ho pensato di non soffermarmi troppo su di lei. Forse mi ricorda l’ansia.


E poi c’è lui.

Scattante, giovane, con quei riccioli della misura giusta, tanto da sollevarsi a ogni battito di scarpa sul sentiero.

Lui è leggerezza.


Ogni suo passo sembra quello di una gazzella.

A volte vorrei quasi fermarlo e chiedergli quale crema usa, perché quando mi supera lascia nell’aria una scia di profumo delicato, un profumo di mattino, di estate fresca. Quella che da qualche giorno manca.


E poi c’è la mia ultima coccola, a fine corsa.

Sudata e soddisfatta, raggiungo l’estremità sud-est del parco e mi concedo il mio piccolo premio: un caffè macchiato.


Mi basta avvicinarmi al banco.

La ragazza, sorridendo, mi guarda e mi chiede:

"Il solito?"

"Si"


E in quel momento mi riconosco: sono diventata abitudinaria.


Del caffè macchiato.


Di quei due minuti di scrittura che, ogni mattina, aggiungo al mio diario.

Due minuti che oggi sembrano poca cosa, ma che forse un giorno mi aiuteranno a ritrovare ricordi, sensazioni, volti e profumi che la mia memoria, un po’ sbadata, avrà dimenticato.

È possibile incontrare persone senza conoscerle, immaginare le loro storie e, nel frattempo, accorgermi della mia?

Una mattina alla volta.

A 23°.



 
 

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