"Pensavo fosse un calesse e invece era Amore"
- Sabrina Mandala DevaOm

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 ore fa
L'amore non si possiede.
Ci sono incontri che sembrano scritti molto prima di accadere.
Persone che arrivano nella nostra vita senza chiedere il permesso e che, con una semplice presenza, riescono a smuovere dentro di noi ciò che credevamo impossibile. Non sono lì per caso. Sono specchi.
Ci mostrano ciò che siamo, ciò che temiamo, ciò che ancora non abbiamo il coraggio di guardare. Riflettono le nostre ferite, ma anche la nostra infinita capacità di amare.
Ci incontriamo in un preciso momento della vita.
Ci riconosciamo, ci scegliamo, ci desideriamo.
Poi iniziamo a costruire.
Nel frattempo, però, la vita continua a fare ciò che sa fare...trasformarci.
Cambiano i nostri sogni. Cambiano le priorità. Cambia il modo in cui abitiamo il nostro cuore.
Così può accadere che due persone, partite dalla stessa strada, un giorno si ritrovino a camminare in direzioni diverse.
Non perché abbiano sbagliato.
Semplicemente perché la vita le ha rese diverse.
C'è chi trasforma il proprio dolore in saggezza, chi scopre finalmente la propria libertà, chi impara a stare bene con se stesso dopo aver cercato per anni la felicità negli occhi di qualcun altro.
Ed è proprio lì che nasce la forma più alta dell'amore.
Quella che sa dire grazie.
Grazie per il tempo condiviso.
Per le mani intrecciate.
Per le risate.
Per le lacrime.
Per tutto ciò che insieme è stato possibile vivere.
E grazie anche per ciò che non è stato.
Perché spesso sono proprio le incompiute a insegnarci le lezioni più profonde.
Quando smettiamo di cercare un colpevole e iniziamo a cercare un significato, il cuore si alleggerisce.
Non c'è più bisogno di vincere.
C'è soltanto da onorare.
Onorare il tempo trascorso insieme.
E benedire il cammino che ciascuno è chiamato a percorrere.
Perché nessun amore condiviso è mai sprecato.
Lascia sempre un seme.
E quel seme, prima o poi, fiorirà.
Eppure continuiamo a confondere l'amore.
Lo facciamo da sempre.
La mancanza per amore.
L'attaccamento per presenza.
È il linguaggio del corpo.
È la memoria della vita che desidera unirsi alla vita.
Quando due persone si incontrano non si sfiorano soltanto due corpi.
Si incontrano due universi.
Due storie.
Due alberi genealogici.
Due anime che, per un tratto di strada, decidono di camminare insieme.
Ci scambiamo il respiro.
L'energia.
È come se ogni cellula riconoscesse nell'altra qualcosa di familiare.
L'innamoramento è una tempesta meravigliosa.
Ci fa vedere il mondo con occhi nuovi.
Ma il cuore sa che quella non è ancora la destinazione.
È soltanto il viaggio che inizia.
L'amore arriva dopo.
Quando il profumo dell'innamoramento si fa più lieve.
Quando l'altro smette di essere un sogno perfetto e diventa semplicemente un essere umano.
Con le sue paure.
Le sue fragilità.
Le sue ombre.
Ed è proprio lì che nasce la scelta.
Continuare ad amare senza voler possedere.
Lasciare libero senza smettere di voler bene.
Forse siamo qui per ricordare questo.
Che nessuno arriva nella nostra vita per completarci.
Arriva per risvegliarci.
Per mostrarci dove ci siamo dimenticati di amare noi stessi.
L'Amore non è una catena.
Non è una promessa eterna.
Non è un contratto.
È il coraggio di lasciare che ogni incontro ci trasformi, senza pretendere che rimanga identico a come lo avevamo immaginato.
Capovolgiamo la prospettiva e proviamo a guardare le cose da un'altra angolazione.
Prendo in prestito il titolo del film di Massimo Troisi Pensavo fosse amore... invece era un calesse per ribaltarlo:
"Pensavo fosse un calesse... e invece era amore."
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