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Siamo tutti alla ricerca di Dio...

Immagine del redattore: Sabrina Mandala DevaOm
Sabrina Mandala DevaOm
2 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 giorno fa

Siamo tutti alla ricerca di Dio.


E se prima di partire pensavo di trovare la parte più spirituale di Bali a Ubud, tra templi, scuole di yoga, rituali e meditazione, mi sono dovuta ricredere.


Sono rimasta una settimana a Canggu, in un surf camp conosciuto soprattutto per le sue lezioni di surf e per le pratiche di yoga del mattino e della sera.


Ed è proprio qui, in un luogo dove apparentemente la cosa più importante è cavalcare un’onda, che ho fatto alcuni degli incontri più speciali di questo viaggio.


Un giorno, a bordo piscina, mi ritrovo a parlare con una donna giovane, affascinante, che aveva scelto Bali per una vacanza di un mese.


 Dopo un anno era ancora lì.


Aveva iniziato a sostenere una community di donne, a spostarsi da un luogo all’altro, a conoscere persone, storie, mondi.


Ad un certo punto della nostra conversazione mi guarda e mi chiede:


“Posso fare una preghiera per te?”


Ci siamo prese per mano.


Io ho ascoltato.


Ogni parola.


 Ogni frase.


 Ogni significato.


Una preghiera per la mia direzione.


 Una preghiera perché io possa sempre rivolgermi all’Assoluto, a Lui, in ogni situazione della mia vita.


Una preghiera per essere guidata, sostenuta, amata.


Non posso che ringraziare per questo incontro.


 Non credo sia stato casuale.


E poi c’è lui.

Un quarantenne dal viso dolce.

Ci scambiamo i primi saluti e solo verso l’ora di cena riusciamo a conoscerci davvero. O forse, più che conoscerci, a confidarci.

Ha venduto la sua attività dopo un’avvisaglia improvvisa: un’ischemia.

Ne è uscito illeso.

Per lui, un miracolo.

E quella seconda possibilità gli ha fatto vedere la vita con occhi diversi.

“Adesso posso pensare a lei, alla mia nuova vita”, mi racconta.

Si trova a Bali per staccare da tutto, immergersi in altro, nella passione, nella ricerca di Dio.


E poi c’è lui.

Bello come il sole del mattino presto.

Si rivolge proprio davanti al sole, si ferma, prega.

“Mi connetto”, dice.


E poi mi regala queste parole, che voglio lasciare qui così come le ho ricevute:


“Le persone fanno tanti casini. Pensano di cavarsela da sole cercando il proprio centro. Ma prima di tutto è necessario ricordarci di avere una connessione con qualcosa di più grande di noi.


Io sono cristiano. Lo sono diventato. Non era la mia religione, ma ho conosciuto Cristo e ho fede. Ho studiato al Cairo architettura e ora qui a Bali ho iniziato una nuova attività.

Ma bisogna ricordarsi di cercare Lui.”


E io ero lì.


A Bali.


In un luogo dove il surf sembrava essere la prima cosa a cui pensare.


Cavalcare l’onda.


 Rimanere con l’onda.


 Camminare sull’onda.


Ed è proprio qui che una persona conosciuta negli ultimi due giorni mi regala una metafora che rimarrà con me:


“Surfare è un po’ come sentirsi Gesù che cammina sull’acqua. Ti dà un potere incredibile.”


E qualcun altro aggiunge:


“È proprio lì, in quel momento, che ci si sente in paradiso.”


Forse è questo che Bali mi sta insegnando.


Che Dio non è necessariamente dove pensiamo di trovarlo.


Può essere in un tempio.


 In una preghiera.


 Nel silenzio.


 Nelle mani di una sconosciuta che prega per te.


Ma anche davanti al sole, su una tavola da surf, dentro un’onda.


Perché forse, alla fine, siamo tutti alla ricerca di Dio.


E Bali "isola degli Dei" per me è tutto.


 
 
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