PiccoLeStorieLente
- Sabrina Mandala DevaOm

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 5 giorni fa

Si aspettava la mezzanotte nella piazza davanti al mare, col rumore del vento che si alzava e i ragazzi con le loro moto si radunavano per mettere in mostra ciò che più tenevano in quel momento. Le belle ragazze camminavano sui tacchi prestati dalle sorelle maggiori o trovati in qualche scatola riposta della loro mamma.
A me le scarpe stavano strette, sentivo più comodo camminare scalza, o al massimo con le mie infradito che si adattavano dalla spiaggia alle passerelle della sera. Gli amici si scambiavano scherzi e sguardi complici, mentre la musica usciva a tratti dai finestrini abbassati delle auto parcheggiate a ridosso della piazza.
Ero lì, in mezzo a tutto.
Le ore scorrevano lente... alcuni si baciavano, altri litigavano per gelosie improvvise o solo per fare chiasso. Io tenevo stretto un bicchiere con dentro una cannuccia colorata e qualcosa di troppo dolce, ma era l'unica cosa che avevamo trovato al chiosco ancora aperto.
La sabbia si infilava ovunque, anche se eravamo lontani dalla riva, portata dal vento o forse dai nostri piedi impazienti. Ogni tanto qualcuno proponeva di scendere giù, fare un bagno di mezzanotte, ma poi nessuno aveva il coraggio di essere il primo. Era come se tutti aspettassimo un segnale, un momento perfetto che ci dicesse: adesso!!!
Io guardavo il cielo, cercavo una stella cadente per desiderare qualcosa, anche se non sapevo bene cosa.
Poi qualcuno gridò: “Mancano dieci minuti!” E in un attimo ci stringemmo tutti, come per proteggerci dal tempo.
Dopo la mezzanotte dovevamo essere di rientro, senza ritardi, senza scuse. La zia e le sue amiche lo avevano detto con voce ferma, ma ormai lo sapevamo a memoria: un minuto in più significava la fine della libertà per il resto dell’estate. Così, mentre l’orologio del campanile segnava la mezzanotte,
qualcuno già correva verso i motorini, le ciabatte che scivolavano via sulla pietra liscia della piazza. Altri si salutavano in fretta, in un abbraccio veloce, una promessa gridata: “Domani, stessa ora! Okkk!!"
Non avevo fretta. Sapevo che mi avrebbero aspettata, guardai il mare era di un blu calmo.
Poi raccolsi le mie infradito, le infilai piano, e mi incamminai verso casa, con la sabbia che graffiava i piedi. La casa al mare...non si potevano contare i granelli di sabbia felice.
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